Tecnica

 

Tecniche di incisione

Con il termine incisione si intende quella tecnica artistica manuale, consistente nello scavare una superficie, generalmente una lastra di metallo ,per ricavarne un disegno. Ottenuta così la matrice, questa, inchiostrata trasferirà alla carta , fortemente compressa col torchio a cilindri, l’inchiostro trattenuto nei solchi incisi.

Il procedimento incisorio dal quale si trae la matrice può essere: in  rilievo (xilografia) o per incavo (calcografia).Il termine calcografia deriva dal greco kalcòs “rame” e grafia (scrittura): letteralmente significa scrittura su rame.

Sotto il termine di stampa in rilievo si collocano le tecniche incisorie che danno luogo a una matrice (legno) che, in fase di stampa , viene inchiostrata solo sui rilievi, mentre le zone scavate rimangono escluse dalla inchiostrazione (si pensi all’esempio di un comune timbro).

Nelle tecniche di incisione  con stampa in cavo i solchi possono essere incisi direttamente dall’artista sulla lastra (zinco o rame) con appositi strumenti (procedimento diretto) oppure tramite un acido che intacca il metallo (procedimento indiretto).

Il bulino, la puntasecca, la maniera nera sono tecniche dirette, mentre l’acquaforte, l’acquatinta e la vernice molle sono tecniche indirette.

 

Il Bulino

Praticato in Germania verso la fine del ‘400, si diffuse ampiamente finchè non venne superato nel ‘600 dalla acquaforte meno complessa tecnicamente.

Oggi è usato dagli artisti pochissimo. Lo strumento per incidere a bulino è formato da una sottile sbarra  d’acciaio temperato, con una estremità tagliata trasversalmente ed affilata, di sezioni diverse:quadrata, triangolare, a losanga, ecc. L’altra estremità è infissa in una impugnatura di legno a forma di mezza sfera  che si adatta alla mano dell’incisore.

Per incidere si pone la lastra  su un cuscinetto di cuoio pieno di sabbia , in modo che non si muova  e possa essere spostata facilmente durante il lavoro.Il bulino asporta il metallo ,davanti alla punta creando un riccio , si avrà così un segno particolarmente netto e preciso, distintivo di questa tecnica.

 

La Puntasecca

Spesso usata con l’acquaforte, la puntasecca è così chiamata  perchè non viene usato nessun acido. Il disegno viene tracciato con uno strumento appuntito in modo tale da lasciare dei solchi incisi sulla lastra.Tale operazione non taglia il metallo, ma semplicemente lo sposta creando ai lati del solco delle impercettibili zone di metallo sollevato, chiamate barbe ,che poi risultano nei primi esemplari di stampa creando effetti pittorici vellutati.Procedimento apparentemente semplice ,ma richiede al contrario una particolare perizia della mano dell’artista. Con la puntasecca si possono ottenere un numero limitato di esemplari di stampa , poichè la forte pressione, esercitata dal torchio calcografico, usura e appiattisce i solchi incisi che non posseggono certo la profondità di quelli ottenuti con l’acido,come l’acquaforte.

 

Maniera Nera

 La tecnica di incisione della maniera nera o mezzotinto fu inventata dal tedesco Ludwig von Siegen (1609-1680) ed ebbe il suo maggior sviluppo nell’Inghilterra del settecento.

Si prepara la lastra, facendo uso di un particolare strumento metallico, detto berceau o rocker, in genere a forma di mezzaluna seghettata, il cui tagliente anzichè avere un filo continuo, è formato da una acuminata serie di punte e ondeggiando con un leggero avanzamento si puntiforma interamente tutta la superfice.La preparazione si ritiene terminata quando non esiste più alcuno spazio della matrice esente dalle tracce del roker.Questa in fase di stampa , fornisce un nero quasi assoluto. Per far apparire i bianchi si attenua o cancella i segni precedentemente ottenuti con il berceau, comprimendo con un brunitoio o rasando con il raschietto, ottenendo cosi una infinita gamma di grigi sino ad arrivare al bianco.Anche in questo caso come nella tecnica della puntasecca si ottengono generalmente tirature molto limitate.

 

Acquaforte

L’Acquaforte è la più antica tecnica in cavo , tutt’oggi ampiamente usata  dagli artisti. Nell’interpretazione, l’origine dell’acquaforte risale al Medio Evo, periodo in cui si usava l’acido nitrico (in latino acqua-fortis,definizione medioevale degli antichi alchimisti) per incidere fregi e decorazioni su armi e armature.Successivamente il nome e la tecnica vennero adottati dagli artisti incisori:questo passaggio risale al periodo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.Il procedimento consiste, su di una lastra di metallo di zinco o di rame  e precedentemente ricoperta di vernice proteggente (cera),nel disegnare con una punta sottile in modo da scoprire il metallo.La lastra viene così immersa nel mordente (acido nitrico ,percloruro di ferro)che intacca solo le parti in cui la vernice è stata asportata .Si ottengono nella stampa ,a seconda del tempo o di tempi diversi di immersione (morsure),varie tonalità di grigio o di forti contrasti chiaroscurali.

La morsura si dice: “Piana”quando si fa una sola immersione nell’acido,i segni hanno tutti la stessa forza:il chiaro scuro,le tonalità sono dati dagli incroci e dalle linee più o meno ravvicinate.

Per “Coperture” quando avviene in momenti successivi,determinati da più immersioni: dopo aver acidato una prima volta , si coprono con una vernice protettiva i segni che dovranno risultare più sottili, leggeri, fini nella stampa ;si immerge di nuovo per avere segni più grossi ,si coprono questi e si ripete l’operazione fino ai segni più larghi.Nella stampa si vedranno i confini netti tra le varie zone con differente morsura.

Per “Aggiunte” quando si tracciano sulla lastra per primi i segni che si vogliono più forti nella stampa ,si acidano e poi in successione si aggiungono,dopo ogni morsura , i segni che via via si vogliono più sottili.Questo metodo permette di avere ,oltre i segni differenziati,i passaggi sfumati ,morbidi proprio perchè si può intervenire in qualsiasi momento  in qualunque parte del lavoro fino al termine delle morsure.

 

 L’acquatinta

L’acquatinta è una tecnica di carattere tonale:anzichè formare l’immagine attraverso una serie organizzata di segni ,realizza aree di intensità e forma controllata.Scoperta nel ‘700 in Francia da Baptista Le Prince , l’acquatinta è molto simile all’acquaforte.Sulla lastra metallica ,opportunamente scaldata viene fissata della polvere di bitume giudaico o della pece greca in modo da rendere la lastra granulosa.L’acido, nel quale viene immersa la lastra, corrode il metallo penetrando tra un granello di polvere e l’altro e la lastra ottenuta mostra una superficie spugnosa che inchiostrata crea effetti sfumati simili all’acquerello e tipici di questa tecnica.Generalmente l’acquatinta si usa associata  all’acquaforte, con il compito di completamento tonale dell’immagine.L’acquatinta ebbe subito molto successo, in ragione del suo pittoricismo e delle possibilità che offriva nella stampa a colori.

 

La vernice molle

Viene usata per la prima volta nel ‘700 da J.Charles Francois e tutt’oggi impiegata per ottenere incisioni dai tratti morbidi e delicati.E’una variante particolare dell’acquaforte, il nome vernice molle deriva dalla vernice impiegata che varia rispetto a quella dell’acquaforte per l’aggiunta di sego in modo da renderla più tenera.Questa tecnica è detta anche maniera a matita, poichè l’effetto che si ottiene sulla carta è simile a quella del disegno.Il disegno non viene tracciato sulla lastra verniciata come per l’acquaforte, ma su un foglio di carta sottile appoggiato sopra la vernice. Togliendo il foglio, sulla lastra rimane la traccia libera di vernice del disegno eseguito.La lastra viene così immersa nell’acido che intacca solo le parti in cui la vernice è stata asportata.Ottenuta così la matrice si passa alla inchiostrazione e quindi alla stampa.

La tiratura delle incisioni

Il numero di esemplari,cioè i fogli stampati corrisponde alla tiratura, che viene fissata precedentemente dall’incisore e dall’editore.Generalmente essa oscilla tra i 40 - 150 esemplari.

e determina in minima parte il valore commerciale dell’opera: tanto minore è la tiratura, tanto maggiore è il valore pur tenendo in debita considerazione l’importanza artistica della qualità effettiva dell’opera. Come si è gia detto, solo con la puntasecca si possono ottenere pochi esemplari, che oscillano tra i 10 e i 30 esemplari.

 

La numerazione delle incisioni

E’ solo a partire dagli inizi del ‘900 che si usa annotare sui fogli stampati la numerazione progressiva di una tiratura.Essa viene segnata a matita in basso sul margine sinistro con due cifre: la prima indica il numero progressivo della tiratura, il secondo la tiratura complessiva.

Per esempio:8/100 indica che si tratta dell’ottava incisione su un totale di 100.

E’ consuetudine di alcuni stampatori procedere a numerazioni diverse (con numeri arabi, romani, o lettere dell’alfabeto).

Prove d’artista: si indicano quelli esemplari che,stampati con la tiratura regolare, rimangono esclusi dalla numerazione e vengono contrassegnati con la dicitura “p.d’a.”.Tradizionalmente essi vengono riservati ai critici, allo stampatore ,etc.Il numero delle prove d’artista non deve superare il 10% dell’intera tiratura.

Prove di stampa:si indicano quegli esemplari che si ottengono durante la lavorazione o la fase di stampa, alla ricerca degli effetti desiderati. Le prove di stampa sono escluse da ogni numerazione e, di regola, non entrano nel circuito commerciale.

Prove di stato: sono le prove, fatte durante il lavoro di incisione, che comportano successivi interventi sulla matrice. Si numerano con le indicazioni  1° st., 2°st.,etc.

 La biffatura

E’ l’operazione che l’artista o lo stampatore può compire al termine della tiratura fissata. Consiste nel tracciare sulla lastra dei solchi profondi in diagonale o paralleli, così da rendere impossibile ogni ulteriore tiratura.

 La firma dell’autore

Oggi la firma dell’autore compare, sempre a matita, a destra, eventualmente con la data. Dal ‘400 al ‘700 l’artista incideva spesso il proprio nome o un monogramma sulla lastra, mentre verso la fine dell’800 si iniziò a firmare a mano le stampe.

 

 

 

 

 

 

 


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